Finanza e istituzioni di fronte alla crisi.

Finanza e istituzioni di fronte alla crisi: Andrea Mazzalai a Forexinfo.it

 

di Simone Casavecchia | 13 Dicembre 2014 – 08:56
Le strategie della BCE sono valide? Le scelte della UE efficaci e risolutive? Risponde Andrea Mazzalai di Iceberg Finanza

 

Fonte e link: http://www.forexinfo.it/Finanza-e-istituzioni-di-fronte?utm_source=Forexinfo+Forex+Trading+Online&utm_campaign=0915b7827c-forexinfo-daily-email&utm_medium=email&utm_term=0_4302bacf08-0915b7827c-302716845

Andrea Mazzalai è un consulente finanziario, curatore del Blog IcebergFinanza, dal quale è nato il libro Viaggio verso la tempesta perfetta, dove offre il ritratto più eloquente di sé stesso e della sua impresa editoriale:

“ll 24 gennaio del 2007, un po’ per gioco, un po’ per passione, aprii il blog Icebergfinanza per comunicare e condividere le mie sensazioni, le mie visioni, le mie emozioni, le mie utopie. E urlare al mondo l’irrazionalità di questo
tempo. Volevo aiutare a conoscere i fattori che di lì a poco avrebbero scatenato la tempesta perfetta, la più grande crisi economico/finanziaria dai tempi della Grande Depressione. Uomini e donne sono saliti in questi sette anni di navigazione tempestosa, ognuno con le sue speranze e le sue paure, spesso con nel cuore orizzonti diversi, alla ricerca di un piccolo faro nella nebbia di questo tempo. Cercavano un luogo dove comprendere, insieme, il significato
di questa crisi epocale, una tempesta perfetta che stava per abbattersi sulle coste della nostra vita. Prima cento, poi mille, poi duemila ora quattromila e più compagni di viaggio che ogni giorno condividono tuttora questa avventura. Giornalisti, economisti, docenti universitari, imprenditori, gestori di fondi, funzionari e impiegati di banca, politici, ma anche gente comune, lavoratori e studenti: un equipaggio colorato di professioni ed emozioni è salito sulla nave e mi ha accompagnato nel viaggio. Al di là dell’amara soddisfazione di essere stato uno dei pochissimi in Italia a prevedere e comprendere la madre di tutte le crisi, devo ammettere che la dinamica reale della tempesta perfetta si è spinta al di là di qualsiasi immaginazione”.

Buon giorno e grazie per il tempo che ha deciso di dedicarci.
Tra i tanti colpi, più o meno bassi, che il sistema Italia sembra subire in questi ultimi giorni, uno tra i più rilevanti sembra essere quello ricevuto da Standard & Poor’s. Lei si è espresso chiaramente sul suo blog, circa la scarsa affidabilità dei giudizi delle agenzie di rating, può spiegare ai lettori di Forexinfo.it cosa potrebbe implicare il declassamento italiano?

La reazione dei mercati di lunedì, peraltro giorno festivo al downgrade di S&P dimostra che la capacità di influire sulle scelte degli operatori ormai è un lontano ricordo, vista la loro persistente perdita di credibilità sia a livello analitico, ma soprattutto riguardo alla tempistica, visto che ormai le loro analisi hanno la banale sostanza del senno di poi. Per quanto riguarda le possibili implicazioni anche di un eventuale nuovo downgrade a livello “spazzatura” per il nostro Paese, anche in questo caso i regolamenti della Banca centrale europea e soprattutto dei fondi di investimento, prevedono di poter continuare a detenere titoli di un Paese, purché almeno una delle maggiori agenzie di rating mantenga il giudizio a “ investment grade”. Al di la delle ovvietà sulla mancanza di crescita e instabilità politica, quello che dovrebbe preoccupare invece gli italiani è il riferimento di S&P ai bilanci delle famiglie italiane, ritenuti “abbastanza forti” da poter assorbire ulteriori aumenti del debito pubblico e come se non aumentando ulteriormente le tasse!

Sul piano internazionale sono molte le personalità di spicco che invitano l’Italia ad un’attuazione rapida delle riforme. Cambiare le regole del mercato del lavoro, della giustizia e del funzionamento delle istituzioni stesse servirà a risollevare il Paese o saranno comunque «riforme insufficienti»?
La leggenda metropolitana che vede le riforme strutturali come una delle soluzioni indispensabili per l’uscita dalla crisi, lascia il tempo che trova, ovvero non abbiamo tempo oggi per attendere gli sviluppi di riforme che potrebbero impiegare anni e anni per dare risultati tangibili. Recentemente il ministro Padoan ad un’intervista al Financial Times ha dichiarato che ci vorranno tre anni per vedere gli effetti delle riforme, nel frattempo speriamo che non cali ulteriormente il Pil. Qualcuno crede veramente che nella situazione in cui siamo possiamo permetterci di attendere altri tre anni ? Un lungo discorso potrebbe essere fatto poi sulla sostanza di queste riforme, magari sulle ricette che la Troika e gli organismi economici internazionali suggeriscono da tempo, spesso e volentieri in passat,o rivelatesi fallimentari.

La riforma che probabilmente preoccupa maggiormente i partner europei è però la Legge di Stabilità, ancora in discussione al Senato. La crescita del debito pubblico e il mancato aumento del PIL, a suo modo di vedere, sono indicatori che dovrebbero indurre il Governo italiano a varare ulteriori contromisure economiche?
Icebergfinanza è l’unico in Italia che da ormai cinque anni, mette in guardia dai rischi di una debt deflation, deflazione da debiti, ampiamente spiegata in un mio articolo. E’ chiaro che la deflazione è un contesto economico esplosivo per un Paese ad alto debito pubblico come il nostro soprattutto in mancanza di crescita, per non parlare della recessione. La scorsa settimana sempre Padoan ha detto che

“se ci fosse un’inflazione in equilibrio all’1,8%, una crescita reale dell’1% e una crescita nominale di circa il 3%, il debito pubblico sarebbe in un sentiero di discesa rapidissimo”

Certo se mia nonna avesse la barba sarebbe mio nonno, ma dobbiamo guardare in faccia la realtà e la matematica dice che siamo in recessione e in deflazione, ovvero crescita nominale “Zero” e che il debito non può che salire, soprattutto a fronte di una mancata rimodulazione della spesa pubblica in senso produttivo, badate bene ho detto rimodulazione e non riduzione. Solo un ignorante potrebbe pensare che in presenza del fallimento del mercato gli investimenti e la spesa devono essere ridotti, quando l’esperienza empirica suggerisce che in una deflazione da debiti, l’unico sostegno può arrivare dalla spesa pubblica, anche a costo di investire in deficit. Meglio quindi, lasciare da parte momentaneamente, limiti anacronismi e irrealizzabili come il rapporto deficit/Pil al 3% o il fiscal compact o addirittura il pareggio di bilancio in Costituzione, soluzioni demenziali in assenza di crescita e in presenza di deflazione. L’analisi empirica come ho scritto l’articolo indicato sopra, purtroppo, suggerisce come soluzione probabile a questa crisi, la ristrutturazione del debito e il default massivo.

Mentre i governi dell’Eurozona sono alle prese con riforme più o meno strutturali la
Banca Centrale Europea continua a procrastinare l’attuazione di un ormai fantomatico quantitative easing. Come giudica gli interventi a sostegno della domanda (Abs, Covered Bond, Tltro)messi finora in campo dalla BCE?

J.K.Galbraith uno dei più grandi economisti del secolo scorso amava ricordare la “perniciosa” inutilità della politica monetaria e i rischi che derivano dal fare affidamento su di essa. Premesso che oggi lodare una banca centrale per i risultati ottenuti e come lodare un medico responsabile di una diagnosi fallimentare, per aver inventato una cura miracolosa, dovrebbe essere chiaro a tutti che senza l’intervento della BCE (LTRO) l’euro e l’intero sistema finanziario sarebbe saltati. Ora noi tutti sappiamo che I trattati europei e i regolamenti della Banca centrale non permettono la monetizzazione del debito. Credere di poter ravvivare il mercato del credito bancario attraverso l’acquisto di ABS ovvero cartolarizzazioni di debiti, un mercato poco liquido e rarefatto in Europa è stata un’illusione, soprattutto focalizzando gli acquisti sulle tranche meno rischiose di questi strumenti finanziari, ovvero quelle con la più elevata qualità di credito. E’ chiaro che se l’obiettivo è quello di aiutare le banche a concedere più prestiti, l’aiuto dovrebbe focalizzarsi sull’acquisto di tranche più rischiose di proprietà delle banche più in difficoltà che non concedono prestiti o lo fanno in maniera limitata. Ma cosi facendo si amplifica il rischio di perdite per la BCE e questo non è visto in maniera benevola in Europa, soprattutto per la richiesta iniziale da parte della BCE di garanzie da parte degli Stati sugli ABS i più rischiosi, il che implicherebbe indirettamente anche un aumento del debito pubblico.Al di la del ritardo di stampo “politico” su un’eventuale quantitative easing sovrano e chiaro che servirà solo a rimandare la presa si coscienza che questa non è una crisi di offerta ma una crisi di domanda, perché in una deflazione da debiti, il “deleveraging” è generalizzato, in una recessione di bilancio, tutti indistintamente, banche, Stati, imprese e famiglie cercano di rientrare dall’alto livello di debito deprimendo la domanda e amplificando il circolo vizioso di una deflazione da debiti appunto.

Crede che il QE, se effettivamente messo in campo potrebbe risollevare l’economia europea oppure sarebbe comunque una misura inefficace e destinata a fallire?
Ricollegandomi alla risposta di prima, oggi il livello dei tassi a dieci anni è sceso in tutta Europa a livelli storici mai visti nella storia, senza che Draghi abbia dovuto in alcun modo dare corso tangibilmente alle promesse fatte nell’estate del 2012, ovvero di fare qualunque cosa, usare qualunque mezzo per salvare l’euro. Il quantitative easing può aiutare per un certo periodo gli Stati a pagare meno interessi sul proprio debito, ma badate bene sul debito che verrà emesso in futuro, perché su quello già emesso non cambia nulla, lo Stato continuerà a dover pagare gli interessi precedentemente concordati. Nel frattempo però la deflazione e la mancanza di crescita vanificano questo vantaggio. Se guardiamo all’esperienza americana o ancora di più a quella giapponese, il quantitative easing amplifica la caduta della velocità di circolazione della moneta, fondamentale per creare inflazione. La basta che la liquidità venga immessa nel circuito, deve circolare nell’economia reale, attraverso soprattutto aumenti di salari, diversamente resta circoscritta ai bilanci delle banche che la utilizzano per riparare anni e anni di speculazioni alla leva demenziale. Il QE è inefficace per l’economia reale, l’illusione della crescita americana è evidenziata dalla mancanza di inflazione e dalla caduta dei consumi, conseguenza di redditi e salari in costante declino.

Sul suo blog, Lei si è recentemente espresso riguardo alla necessità di una regolamentazione europea che separi l’attività commerciale da quella speculativa delle banche. Può spiegare perché tale misura è così essenziale per uscire da una crisi eminentemente finanziaria?
In sintesi si tratta di evitare che il dissesto speculativo di una banca abbia un effetto domino sull’economia reale, sull’intero sistema finanziario, ovvero che i capitali provenienti dall’economia reale vengano impiegati per investimenti produttivi e non per pure e mere speculazioni di breve termine. Basti pensare come l’”infezione” della bolla speculativa dei mutui subprime, abbia raggiunto ogni angolo del pianeta. La legge Glass Steagal introdotta durante la Grande Depressione del ’29, aveva il compito di contenere le speculazione e il panico finanziario, garantendo i depositi, un freno puntualmente eliminato alla fine del secolo scorso attraverso la deregulation. Ho più volte scritto ancora all’inizio della crisi che la soluzione era quella di nazionalizzare subito buona parte del sistema finanziario tecnicamente fallito. La crisi bancaria nordica degli anni ’90 ha dimostrato che questo è possibile. Ciò non è accaduto perché gli interessi in gioco nelle banche d’affari erano enormi e le pressioni mediatiche e delle lobbies per l’intervento Statale, puntavano ad amplificare il rischio sistemico, minacciando chissà quale disastro. Oggi la ciliegina sulla torta che ci aiuta a comprendere come la storia non ha insegnato nulla e la recente decisione da parte della Commissione Ue la quale potrebbe ritirare la proposta dell’ex commissario Michel Barnier di separare le attività commerciali delle banche dalle loro attività di investimento ne è la conferma. Il nuovo commissario ai servizi finanziari l’inglese, Jonathan Hill starebbe valutando di stralciare la proposta. Indovinate cosa faceva Hill nel suo recente passato, ma ovviamente il lobbista nei servizi finanziari, un’industria quella finanziaria forte di 17.000 lobbisti e 120 miliardi di fatturato annui. Non credo serva aggiungere altro.

Quali possono essere le misure alternative che la BCE e le istituzioni economiche europee possono mettere in campo al momento attuale e come giudica il piano di investimenti presentato dalla nuova Commissione Juncker?
Senza scendere in tecnicismi finanziari troppo complicati, vi piacerebbe che qualcuno vi faccia un regalo di compleanno, utilizzando gli stessi vostri risparmi? In sintesi, questo è il famigerato piano di investimenti di Juncker, un’illusione che crede di poter moltiplicare ogni euro pubblico per 15 come i pani e i pesci, una leva finanziaria che non ha alcuna possibilità di andare a buon termine in mezzo ad una crisi di domanda. La leva burocratica europea quella si funziona, all’incontrario però, un comitato investimenti da istituire, composto da tutti i Paesi della UE che dovrà determinare la priorità degli investimenti e i settori e i Paesi verso i quali indirizzarli ovviamente non prima del giugno 2015, ci mancherebbe che fretta c’è. Ciò che fa sorridere è la possibilità di contribuire volontariamente al finanziamento del fondo strategico, senza alcuna garanzia che i fondi verranno utilizzati per finanziare i progetti del Paese contributore. Concludendo non c’è alcuna volontà all’interno dell’Europa di implementare un New Deal serio ed efficace, non c’è alcuna possibilità di sopravvivenza per un’unione nella quale gli interessi nazionali commerciali e finanziari, prevalgono. Per quanto riguarda possibili soluzioni alternative il discorso sarebbe troppo lungo, non basterebbe un libro intero per esporle, ma è chiaro che questo sistema ha fallito, l’esperimento monetario dell’euro è fallito! Questa non è solo una crisi economico/finanziaria ma è principalmente una crisi antropologica, di sistema. Le ricette proposte sono le stesse che ci hanno portato a questa crisi, non c’è nulla di nuovo, soprattutto nelle riforme strutturali che l’Italia sta mettendo in campo.
Non sarà una passeggiata, non basta la speranza di fronte alla storia, alla disuguaglianza, all’avidità e agli enormi conflitti di interesse che circondano il sistema economico. L’esperienza empirica insegna che nessuna ripresa è dietro l’angolo, il Giappone la nostra migliore bussola, è in crisi o stagnazione da ormai 24 anni.

 

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Categorie:Economia, Politica

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