Di Pietro si candida sindaco a Milano: “Chiedo a Grillo di sostenermi”

Di Pietro si candida sindaco a Milano: “Chiedo a Grillo di sostenermi”

Fonte e Link: http://www.lastampa.it/2015/03/15/italia/politica/di-pietro-sindaco-a-milano-chiedo-a-grillo-di-sostenermi-nSRAqiIZAjwex9HjMTmQDM/pagina.html

L’ex leader dell’Italia dei Valori: “Io avvocato di Casaleggio? I clienti sono sempre riservati”

ROMA 15/03/2015 (LA STAMPA)

di Francesco Maesano

Sessantacinque anni, due repubbliche dopo, Antonio Di Pietro è di nuovo a Milano. Dopo aver dominato quel momento di svolta della storia politica italiana che fu Mani Pulite, ha deciso di voler fare il sindaco. 

A che punto è la sua candidatura, avvocato?  

«Mi sto confrontando con il tessuto civico e sociale di Milano per vedere se ci sono le realtà culturali e le persone per bene per portare avanti il progetto».  

Ora ce lo dica in dipietrese.  

«Non mi candido tanto per candidarmi. Se ci metto la faccia e parto così presto non è solo per partecipare». 

Si sussurra che avrebbe già l’accordo con Casaleggio.  

«Bisogna essere in due per sposarsi. Il M5S per definizione non appoggia persone che abbiano già ricoperto un mandato politico. C’è scritto nel loro non-statuto e non li voglio tirare per la giacca». 

Dipendesse da lei sarebbe cosa fatta?  

«Apprezzo che si sia affermato il M5S quando è andato in declino l’Idv. Hanno la stessa ragion d’essere. Sono molto contento che il cittadino abbia potuto sfogare nelle urne la rabbia e la delusione contro un sistema corrotto».  

Ma?  

«Ma caro Beppe, non basta limitarsi alla protesta, bisogna passare alla proposta. Anche se credo che ultimamente l’abbia capito». 

Altri consigli?  

«Grillo farebbe bene a farsi eleggere in Parlamento. È bene che il comandante stia al timone».  

È vero che Casaleggio è un suo assistito?  

«I clienti, per definizione, sono riservati». 

C’è chi giura di aver ricevuto lettere come suo legale.  

«Io difendo i miei clienti». 

Se dice così però conferma.  

«Dice?». 

Torniamo a Palazzo Marino. Lei col rinnovamento che “c’azzecca”?  

«Milano è l’espressione più chiara del fatto che non è cambiato nulla dalla prima Repubblica. La city milanese tesse gli stessi intrighi di potere che c’erano durante Tangentopoli». 

Vuole fare il sindaco sceriffo?  

«No, non mi candido per fare lo sceriffo. Non conosco il milanese ma conosco i milanesi. È so quel che ci vuole». 

Chi è Matteo Renzi?  

«È il più abile venditore di elettrodomestici di questo paese». 

Questa l’aveva già detta su Berlusconi.  

«Renzi vende fumo dando per realizzato tutto ciò che è un’aspirazione. Coniuga i verbi solo al futuro. Vorrei ricordargli che seguendo solo quel tempo verbale non ci sarebbero più figli».  

Per ora in Parlamento non ha perso una battaglia.  

«Intanto ha trasformato il suo partito in qualcosa d’altro, poi toccherà al Paese. Ma le pare normale che in Parlamento la sua opposizione interna dica che non è d’accordo con lui ma finisca sempre per votare quello che vuole Palazzo Chigi?» 

Non le piace la rottamazione?  

«Ma quale rottamazione? Ha portato dentro il potere degli yes men». 

Anche Raffaele Cantone è uno yes man?  

«Cantone, poverino, con i poteri che ha fa quel che può». 

E Mattarella?  

«Lo aspetto al varco della prima firma su Italicum. Se lo firma dopo aver bocciato il porcellum da giudice costituzionale allora è tutto fumo e niente arrosto». 

 IL NOSTRO COMMENTO: Noi avremmo preferito che Di Pietro si candidasse al Parlamento. Va bene anche come Sindaco di Milano. Speriamo che il M5S lo sostenga, altrimenti, la vedo nera. Una cosa che Di Pietro e la Segreteria IDV non devono fare sono le alleanze col PD. Per il resto tutto OK!

 Leggi anche:

A proposito della sentenza di assoluzione di Berlusconi……

(intervista da me rilasciata oggi, 11 marzo 2015, a Lucia Bigozzi per Intelligonews)

Fonte e link: http://www.antoniodipietro.it/2015/03/a-proposito-della-sentenza-di-assoluzione-di-berlusconi

“Il processo era ed è un atto dovuto sancito dalla Costituzione quando c’è una notizia di reato. Da parte dei magistrati non c’è stata alcuna azione penale avventata o strumentale”. Antonio Di Pietro, analizza sul piano tecnico-giuridico la sentenza di assoluzione nei confronti di Berlusconi richiamando in parallelo la vicenda di Mani Pulite. Nella conversazione con Intelligonews si toglie anche qualche sassolino – politico – dalle scarpe…

Berlusconi assolto. Mutuando dal “dipietrese”: e ora chi paga?

«Il processo era ed è un atto dovuto quando c’è una notizia di reato. E certamente la notizia di reato c’è, tanto è vero che nel primo grado di giudizio c’è stata la condanna; quindi non c’è stata un’azione penale né avventata, né strumentale ma necessaria e necessitata dal fatto che la pubblica accusa ha il dovere costituzionale dell’azione penale di fronte a una notizia di reato. Posto che la Corte di Appello prima e la Cassazione dopo hanno ritenuto che i fatti contestati a Berlusconi non avessero rilevanza penale, sono anch’esse sentenze da rispettare in quanto il nostro sistema è appunto basato sul triplice grado di giudizio dove, però, un grado non deve criminalizzare l’altro solo perché ha deciso diversamente. Questo sul piano tecnico».

E nel merito, da ex magistrato qual è la sua valutazione?

«Nel rispetto di quanto deciso dai giudici, vi è da rilevare che il reato contestato era quello di concussione; reato che è stato modificato rispetto all’originaria previsione in vigore ai tempi delle inchieste di Mani Pulite ed è stato modificato dall’allora governo Berlusconi e dalla sua maggioranza. In particolare, tutte le inchieste di Mani Pulite avevano come fondamento un aspetto specifico del reato di concussione, il cosiddetto reato di concussione per induzione. Questo tipo di concussione è stato abolito ed è rimasto solo quello per violenza o minaccia. E’ ovvio quindi che la Corte di Appello e la Cassazione non hanno potuto fare altro che prendere atto che nel caso di specie, non vi era stata minaccia o violenza, ma solo induzione ambientale, dovuta al fatto che a telefonare a un funzionario della Questura era addirittura il presidente del Consiglio. E’ chiaro quindi che il funzionario si è trovato in una situazione indotta a dare seguito alla richiesta del presidente del Consiglio, pur senza subire minaccia o violenza. Questi sono i fatti sul piano tecnico-giuridico e sul piano fattuale».

Resta il fatto che complessivamente il caso Ruby secondo alcune stime sarebbe costato 4 milioni di euro. Soldi dei cittadini. Cosa risponde?

«Nei miei confronti, a partire dal ’92 e fino ad oggi, sono stati spesi molti più soldi per la miriade di processi in relazione alle varie accuse ingiuste che mi hanno fatto. Ma io sono contento che ci sia stato un giudice che abbia ristabilito la verità e quindi i costi della giustizia non si possono valutare come un fattore negativo solo perché all’esito dei processi si hanno delle assoluzioni, perché allora per non spendere i soldi – essendoci sempre la possibilità di assolvere – non si potrebbero mai fare processi. C’è una strumentalizzazione che lascia il tempo che trova e che serve soltanto per irretire i cittadini nei confronti del funzionamento della macchina giudiziaria».

Se fosse già operativa la legge sulla responsabilità civile dei magistrati cosa cambierebbe?

«La legge sulla responsabilità civile dei magistrati, sia quella che c’era sia quella appena approvata non c’entra assolutamente nulla con l’esito processuale in quanto la responsabilità civile dei magistrati si può applicare – si poteva prima e si può adesso – solo in caso di colpa grave, dolo o violazione della legge. Nel caso di specie, invece, si è trattato soltanto di una diversa interpretazione della legge esistente, più precisamente l’articolo 317, nel senso che legittimamente, i magistrati inquirenti e i giudici di primo grado hanno ritenuto sussistere anche la minaccia implicita nel comportamento dell’allora presidente del Consiglio; mentre per la Corte di Appello e la Cassazione si è trattato solo di un fatto commesso per induzione senza toni minacciosi evidenti e quindi è stata pronunciata la sentenza di assoluzione. Come si vede, entrambe le interpretazioni sono rispettabili ma, nel caso di specie, va preso atto che l’ultima decisione è quella che vale ed essa fa stato».

Rotondi a Intelligonews dice che il Parlamento adesso dovrebbe valutare l’istituzione di una commissione di inchiesta sull’uso politico della giustizia. Cosa gli risponde?

«A Rotondi, diversamente da altri, non rispondo nulla perché gli riconosco l’intelligenza e quindi so che non l’ha detto come l’avrebbe detto il ministro Orlando che non ha una competenza giuridica specifica. Ma proprio perché Rotondi è astuto, egli sa bene che le commissioni di inchiesta non c’azzeccano nulla – come direbbe il Di Pietro di una volta – perché si tratta semplicemente di un’azione giudiziaria conseguente ad un atto posto in essere dal presidente del Consiglio dal momento che la telefonata al funzionario della Questura non se la sono inventata i magistrati. Francamente non ho capito su cosa dovrebbe indagare il Parlamento. Se poi, il Parlamento deve indagare sul cosiddetto accanimento giudiziario su Berlusconi, faccio presente che lui è condannato per frode fiscale e non perché i magistrati ce l’hanno con lui. Allora, cosa dovrei dire io? La verità è che bisogna lasciare fare ai giudici il loro mestiere e se uno è innocente è più giusto andare dai giudici che andare in Parlamento a far leggi per non farsi processare».

Parliamo di politica: il “divorzio” Salvini-Tosi che effetto le fa e quanto può incidere sul futuro del centrodestra?

«La Lega di Salvini è una realtà che parla alla pancia dell’opinione pubblica preoccupata per questa classe politica che non risolve nulla, ma non si rende conto che il voto di mera protesta al partito che la spara grossa è peggio, ed è già successo con Grillo. Quel che preoccupa sono i temi sparati da Salvini. Per quanto riguarda il centrodestra, attualmente non esiste una realtà politica cui poter attribuire nobilmente una tale collocazione; esistono invece solo gruppi di potere che si stanno scannando tra di loro per ragioni che nulla hanno a che fare con le politiche liberiste professate dalle forze politiche di centrodestra».

Si stanno scannando anche nel centrosinistra.

«Attualmente a sinistra non c’è più nulla. C’è il partito di Renzi che non ha nulla di sinistra: è semplicemente l’ala più visibile di quello che dovrebbe essere il centrodestra attuale. C’è un ribaltamento delle posizioni per cui nessuno ci capisce più nulla».

In vista delle regionali il Di Pietro politico a chi guarda e cosa guarda?

«Alle elezioni regionali bisogna vedere Regione per Regione chi si candida perché mai come in questo momento, è necessario guardare alle persone. Io sono fortunato perché quest’anno non si vota in Lombardia dove voto: se si votasse non saprei per chi. Capisco i cittadini, la metà dei quali non vanno più a votare e d’istinto, verrebbe voglia anche a me ma non lo farò e continuerò ad andare a votare perché sono convinto che il non voto è il favore peggiore che si può fare a chi porta le truppe cammellate alle urne e conserva così il posto dove si trova».

 IL NOSTRO COMMENTO: Certo! Una volta che il Governo Berlusconi ha abolito il reato di concussione per induzione è rimasto solo quello per violenza o minaccia. Siccome nella circostanza non vi è stata nè violenza nè minaccia Berlusconi è stato assolto. Evviva l’Italia!

 

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Categorie:Di Pietro, Politica

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