Pensioni e blocco dell’indicizzazione: come chiedere il rimborso

Pensioni e blocco dell’indicizzazione: come chiedere il rimborso

Di Daniela Conte 09-05-2015

In attesa dei provvedimenti del Governo, ecco il ‘vademecum’ per i rimborsi dell’Ordine dei consulenti del lavoro.

Pensioni: la procedura per il rimborso dei crediti

Torniamo a parlare della sentenza della Corte Costituzionale in materia di incostituzionalità della norma che ha bloccato l’indicizzazione delle pensioni nel biennio 2012 – 2013, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 6 maggio 2015. A partire dal 7 maggio 2015 la c.d. “norma Fornero” è ormai inefficace. L’Unione Europea, che ha chiesto all’Italia di non porre in essere manovre che possano minare la stabilità dei conti pubblici, la prossima settimana trasmetterà le sue raccomandazioni, che terranno conto della particolare e contingente questione, oltre che delle informazioni comunicate dal Governo.

Dal canto suo, il Ministro dell’Economia Padoan, che ha incontrato il Presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem, ha assicurato che il Governo sta studiando misure che abbiano il minor impatto possibile sui conti pubblici. Mentre l’INPS sta effettuando i conteggi, sugli organi di stampa si susseguono le ipotesi più disparate. Con la circolare n. 10 del 5 maggio 2015, il Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro ha predisposto un “vademecum”, indicando la procedura da seguire per ottenere il pagamento dei ratei di pensione non percepiti.

Crediti su pensioni: la procedura per il recupero

E’ necessario fare una piccola premessa: la cd. “norma Fornero” dichiarata incostituzionale dalla Consulta, come abbiamo già precisato, ha bloccato l’indicizzazione delle pensioni superiori a 3 volte il minimo INPS. Questo significa che sono destinatari del provvedimento normativo dichiarato incostituzionale coloro che percepiscono una pensione superiore a € 1.443,00 mensili. Ciò detto, la procedura per il rimborso dei crediti sulla pensione, contenuta nella circolare n. 10 del 6 maggio 2015 che qui commentiamo, prevede che coloro che sono legittimati presentino una domanda di ricostruzione della pensione, per il tramite di intermediari abilitati (CAF, consulenti del lavoro, ecc.) o con PIN dispositivo.

Nell’oggetto della domanda dovrà essere precisata la richiesta: ricostruzione della pensione in virtù dell’abrogazione dell’art. 24 – comma 25 – D.L. n. 201 del 06.12.2011 con sentenza della Corte Costituzionale n. 70 del 30.04.2015. Alla domanda dovrà essere allegata la documentazione relativa alla tipologia di pensione percepita, la data del matrimonio (per coloro che sono sposati), il reddito proprio e del coniuge. Dovranno, altresì, essere indicate con precisione le coordinate di riferimento per il pagamento delle somme dovute. Se l’INPS accoglie la domanda, provvederà direttamente al pagamento delle somme riconosciute. Nelle ipotesi, invece, di accoglimento parziale, rigetto o mancata risposta (nel termine di 120 giorni dalla presentazione della domanda), i legittimati hanno due possibilità:

  • Proposizione di ricorso in via amministrativa, mediante Pin dispositivo o intermediari abilitati. In caso di rigetto, accoglimento parziale o mancato riscontro entro 90 giorni dalla presentazione della domanda, è possibile proporre l’azione giudiziale
  • Proposizione dell’azione giudiziale, mediante ricorso da depositare presso la Sezione Lavoro del Tribunale civile competente per territorio. Per l’avvio dell’azione giudiziale è necessario rivolgersi ad un legale.

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Leggi anche:

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale contro il blocco pensioni del 2012 e 2013 atteso il decreto del Governo, quindi inizieranno i rimborsi INPS: il meccanismo e le ipotesi.

Barbara Weisz – 11 maggio 2015

Pmi TVCrisi: debito in calo dal 2016

Fonte e link: http://www.pmi.it/economia/lavoro/news/97333/rimborsi-inps-come-riscuotere-credito.html

I circa 5,5 milioni di pensionati a cui nel 2012 e 2013 è stata bloccata l’indicizzazione della pensione per effetto della norma della Riforma Fornero ora bocciata dalla Corte Costituzionale si stanno chiedendo come funzioneranno i rimborsi INPS del credito maturato per effetto della mancata indicizzazione: dopo il decreto del Governo, sarà direttamente l’Istituto previdenziale a provvedere ai rimborsi.

=> Blocco rivalutazione pensioni, sentenza in Gazzetta

Sul tema si sono espressi anche i Consulenti del lavoro con una circolare, secondo la quale i pensionati devono presentare una specifica domanda all’INPS e, nel caso in cui non ricevessero risposta, potrebbero poi presentare ricorso. La situazione è complessa, ma in realtà questa ipotesi sembra adattarsi solo all’ipotetico caso in cui l’Esecutivo decidesse di non intervenire con un apposito provvedimento, conseguentemente alla sentenza della Corte. Situazione solo ipotetica, visto che il Governo ha già ampiamente dichiarato non solo la volontà di emettere un provvedimento specifico, ma anche l’intenzione di farlo in tempi brevi (probabilmente entro metà maggio), proprio per eliminare incertezza procedurali e anche, si potrebbe aggiungere, per evitare ricorsi. Nell’attesa del decreto, vediamo quali sono le possibilità che si delineano per la riscossione del credito.

=> Pensioni: Governo rivaluta gli assegni

Rimborsi INPS automatici

Per quanto riguarda i rimborsi INPS automatici, è fondamentalmente vedere quello che succederà. L’Esecutivo stabilirà, probabilmente per decreto legge (in modo che tutto sia immediatamente operativo), una nuova norma correttiva della Riforma Fornero e in linea con la sentenza della Corte Costituzionale, a quel punto l’INPS procederà ai rimborsi. Secondo le ipotesi più accreditate, l’indicizzazione piena potrebbe già scattare dal prossimo mese di giugno. Se tale ipotesi venisse confermata, coloro che percepiscono assegni superiori a tre volte il minimo inizierebbero dal prossimo mese a percepire degli assegni più alti. I rimborsi INPS degli arretrati (mancata indicizzazione degli anni passati), invece potrebbero essere posticipati, magari con una restituzione a rate finanziata dalla prossima Legge di Stabilità.

=> Rimborsi pensione: l’ipotesi dei BOT

Rimborsi non per tutti

Qui c’è una considerazione da fare: non si esclude, anzi sembra probabile, che il Governo elimini il blocco indicizzazione degli anni passati per alcune categorie di importi, ma non per tutti, lasciando fuori ad esempio i trattamenti più elevati. In parole più semplici, è possibile che venga confermato il blocco per le pensioni superiori a sei, sette o otto volte il minimo, mentre torni l’indicizzazione piena, con restituzione degli arretrati, per tutti gli altri trattamenti. In pratica, in questo modo salirebbero le pensioni fra i 1500 e i 3mila euro lordi, mentre sopra questa cifra potrebbe non cambiare nulla.

Domanda all’INPS e ricorso

C’è poi l’ipotesi presentata dalla circolare dei Consulenti del Lavoro numero 10/2015, la quale prevede che i pensionati possano, in via preventiva, presentare una domanda all’INPS, direttamente oppure attraverso intermediari. I Consulenti del Lavoro consigliano di inserire in nota la dicitura “ricostruzione per intervenuta abrogazione sentenza Corte Costituzionale 70/2015, dell’articolo 24, comma 25, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201“. A questo punto si attende la risposta INPS. Nel caso in cui non arrivi entro 120 giorni, si presenta il ricorso. Tuttavia, questo iter sembra applicarsi solo ad uno scenario che non prevede il suddetto decreto del Governo che stabilisca le regole secondo le quali rimborsare, come previsto dalla sentenza della Corte Costituzionale ormai operativa, i pensionati a cui è stata bloccata l’indicizzazione pensioni negli anni 2012 e 2013 per effetto del Dl 201/2011. Diversamente, una volta emanato il decreto del Governo, si può prevedere che l’INPS emetta una circolare applicativa per spiegare con precisione ai pensionati che cosa devono fare, o comunque come funzioneranno i rimborsi, con tutta probabilità automatici.

IL NOSTRO COMMENTO: Dall’aria che tira credo proprio che il Governo non intenda ottemperare appieno alla sentenza della Corte Costituzionale. Se così fosse, preparatevi al peggio! Noi siamo intenzionati a dare battaglia fino all’ultimo euro. Prima non hanno avuto nessuna pietà per i pensionati ed hanno bloccato la qualunque. Ora, CHE PAGHINO!  Esiste una sentenza del Supremo organo di garanzia che è la Corte Costituzionale ed il Governo deve rispettarla in toto. Non vi fate prendere per il culo dai discorsi fumosi e privi di spessore giuridico dei politici.  Non ci sono pensioni più basse nè pensioni più alte. DEVONO PAGARE PUNTO E BASTA! TUTTO IL RESTO E’ POESIA!

 

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Categorie:Politica

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