Canone Rai, come difendersi dagli addebiti non dovuti? Come funziona l’autotutela

Per coloro i quali non sono della materia ho voluto, illustrare, in sintesi, (nel MIO COMMENTO) la procedura che ha il contribuente per difendersi dalle imposte errate o non dovute dalla Pubblica Amministrazione (PA)

Canone Rai, come difendersi dagli addebiti non dovuti? Come funziona l’autotutela

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Fonte e link: http://www.leggioggi.it

20 luglio 2016

Tra le nuove domande emerse circa l’addebito in bolletta del canone Rai, chiarite con le ultime FAQ dell’Agenzia delle Entrate, si chiedono chiarimenti anche su quale sia giudice al quale rivolgersi per tutelarsi da pagamenti non dovuti o errati.

Per approfondire vai allo speciale su Canone Rai 2016: cosa sapere

Come difendersi dal canone Rai: il giudice competente

Mediante il nuovo sistema, di addebito del canone tv, sarà più alta la probabilità per il contribuente non tenuto al pagamento d’incappare in errore a suo danno. In modo particolare, spetterà proprio al cittadino rivolgersi al giudice per chiedere tutela.

Fatta eccezione per il caso in cui l’interessato presenti una falsa autocertificazione di non possesso della tv, infatti, la prima mossa non spetta all’Agenzia delle Entrate, che si occupa dell’accertamento e dell’applicazione delle sanzioni.

E’ importante, quindi, sapere quale sia il giudice competente a decidere sul canone Rai e su tutte le contestazioni che potrebbero sorgere.

Il ruolo del giudice tributario

La natura della riscossione del canone Rai in bolletta è rimasta immutata: si tratta comunque di un’imposta. Il fatto che il pagamento sia gestito materialmente dalle società dell’energia elettrica, quindi, non ne muove la competenza, sempre in capo al giudice tributario.

Per qualsiasi contestazione, pertanto, il contribuente non deve rivolgersi al Tribunale ordinario o al Tribunale amministrativo (TAR), ma piuttosto alla Commissione Tributaria Provinciale, come sempre fatto.

La giurisdizione sulle questioni attinenti al canone Rai, dal momento che si tratta comunque di un’imposta, è rimessa in capo alla magistratura tributaria, così come le decisioni in merito all’esatta individuazione del soggetto nei cui confronti deve essere promossa l’azione giudiziaria (sia esso la Rai o l’Agenzia delle Entrate), nonché in merito alla regolarità della notifica delle cartelle esattoriali eventualmente emesse nei confronti del contribuente.

Contro il canone Rai? Come funziona l’autotutela

Per tutti quelli che vorrebbero evitare la carta del ricorso al giudice, esiste sempre la possibilità di affidarsi alla cosiddetta autotutela, cioè l’invio all’Agenzia delle Entrate – Sportello Sat di una richiesta tramite raccomandata a.r. o posta elettronica certificata. Una volta verificati i presupposti della richiesta, richiesta, lo sportello suddetto s’interfaccerà con la società che fornisce e garantisce la fornitura elettrica alle famiglie e alle piccole imprese, alias la società Acquirente Unico S.p.a. al fine di disporre l’eventuale riaccredito (sempre nella bolletta elettrica) delle somme dovute.

Lo prevede il Regolamento attuativo della legge di Stabilità 2016 che stabilisce le modalità con cui il cliente può presentare istanza di rimborso. Bisogna però fare presente che il ricorso in autotutela non interrompe i termini per impugnare l’atto e che quindi sarebbe meglio per il contribuente di proporre anche il ricorso al giudice in maniera cautelativa.

IL NOSTRO COMMENTO:  E’ il Giudice tributario il Tribunale competente, cioè,  la Commissione Tributaria Provinciale atteso che trattasi sempre di un’imposta. Vediamo la procedura da seguire:

I gradi di giudizio

Per tutte le liti tributarie esistono due gradi di giudizio di merito:

  • in primo grado, dinanzi alla Commissione tributaria provinciale territorialmente competente, si può ricorrere contro gli atti emessi dagli uffici (delle Agenzie) delle Entrate, delle Dogane e dei Monopoli, dagli Enti locali e contro le cartelle di pagamento e i provvedimenti emessi dagli agenti e dai concessionari della riscossione;
  • in appello, dinanzi alla Commissione tributaria regionale, si può proporre impugnazione per le sentenze emesse dalle Commissioni tributarie provinciali.

Contro le sentenze della Commissione tributaria regionale è possibile ricorrere per Cassazione. Inoltre, sull’accordo delle parti, la sentenza della Commissione tributaria provinciale può essere impugnata direttamente con ricorso per cassazione (a norma dell’art. 360, primo comma, n. 3, del codice di procedura civile).

Dinanzi alla Commissione tributaria centrale (soppressa dalla riforma del 1992, entrata in vigore il 1º aprile 1996) continuano ad essere decisi i giudizi già proposti alla data del 1° aprile 1996, fino ad esaurimento delle liti pendenti. Le sezioni della Commissione tributaria centrale hanno sede presso ciascuna Commissione tributaria regionale e presso le Commissioni tributarie di secondo grado di Trento e di Bolzano. A decorrere dal 1° gennaio 2015, i procedimenti giurisdizionali pendenti al 31 dicembre 2014 dinanzi alla cessata Commissione tributaria centrale proseguono innanzi alla Commissione tributaria regionale del Lazio.

Rientrano nella giurisdizione delle Commissioni tributarie:

  • tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni genere e specie, comunque denominati, compresi quelli regionali, provinciali e comunali, le sovrimposte e le addizionali, le sanzioni amministrative, gli interessi e ogni altro accessorio
  • le controversie di natura catastale, come quelle concernenti, ad esempio, l’intestazione, la delimitazione, l’estensione, il “classamento” dei terreni e l’attribuzione della rendita catastale, nonché le controversie attinenti l’imposta comunale sulla pubblicità e il diritto sulle pubbliche affissioni.

Tramite una banca dati, il contribuente ha la possibilità di utilizzare una procedura telematica per verificare lo stato di lavorazione del ricorso presentato, conoscere la data fissata per le udienze e la composizione del collegio giudicante. L’accesso alla banca dati è consentito ai cittadini e ai Comuni per i ricorsi in cui sono parte in causa, nonché ai soggetti abilitati (professionisti, associazioni) al servizio telematico “Entratel”. I cittadini possono accedere alle informazioni se in possesso degli estremi di identificazione (codice fiscale, password e codice Pin), che consentono l’abilitazione al servizio telematico Fisconline.

L’avvio del processo tributario

Il processo tributario inizia con la proposizione del ricorso alla competente Commissione tributaria provinciale, che va notificato all’ufficio che ha emanato l’atto impugnato entro 60 giorni dalla data in cui il contribuente ha ricevuto il medesimo atto.

I termini per la proposizione del ricorso sono sospesi nel periodo feriale dal 1º agosto al 31 agosto dal 2015. Per le domande di rimborso alle quali l’Amministrazione non ha dato risposta, il ricorso si può produrre dopo 90 giorni dalla data di presentazione della richiesta.

Il ricorso deve essere notificato innanzitutto all’ufficio che ha emesso l’atto contestato, mediante:

  • consegna diretta
  • per posta, con plico raccomandato senza busta e con l’avviso di ricevimento
  • a mezzo notifica di ufficiale giudiziario.

Entro 30 giorni dalla data in cui ha provveduto alla notifica del ricorso, il contribuente deve costituirsi in giudizio, cioè deve depositare o trasmettere alla Commissione tributaria copia del ricorso, con fotocopia della ricevuta di deposito o della spedizione per raccomandata a mezzo del servizio postale. Per le controversie rientranti nel campo di applicazione della mediazione tributaria, qualora questa non sia stata conclusa, tale termine inizia a decorrere trascorsi novanta giorni dalla notifica del ricorso all’ente impositore.

All’atto di costituzione in giudizio va allegata la nota di iscrizione a ruolo del ricorso tributario nel registro generale dei ricorsi, nella quale devono essere indicate tutte le informazioni utili a identificare la controversia modelli.

Il ricorso non esenta dal versamento, anche se provvisorio e in alcuni casi parziale, delle somme richieste con l’atto impugnato (ad esempio, per le imposte dirette e per l’Iva è prevista l’iscrizione a ruolo di un terzo delle somme). Se il ricorso viene accolto, il tributo corrisposto in eccedenza rispetto a quanto stabilito dalla sentenza della Commissione deve essere rimborsato d’ufficio, con i relativi interessi, entro 90 giorni dalla notificazione della sentenza. In caso di mancata esecuzione del rimborso il contribuente può richiedere l’ottemperanza a norma dell’articolo 70 del D.lgs. n. 546 del 1992 alla Commissione tributaria provinciale ovvero, se il giudizio è pendente nei gradi successivi, alla Commissione tributaria regionale.

Con la Legge n. 148 del 14/9/2011 è stato introdotto l’obbligo di indicare nel ricorso la Pec (Posta elettronica certificata) del ricorrente.

Per effetto delle disposizioni del Dl n. 98 del 2011, ai ricorsi tributari notificati successivamente al 6 luglio, si applica il contributo unificato in sostituzione dell’imposta di bollo.

La proposizione del ricorso non sospende gli effetti giuridici dell’atto impugnato.

Tuttavia, il ricorrente ha facoltà di chiedere alla Commissione tributaria competente la sospensione dell’atto impugnato (per esempio avviso di accertamento o cartella di pagamento), mediante la proposizione di un’apposita istanza, qualora ritenga che dall’atto gli possa derivare un danno grave e irreparabile.

La sentenza della Commissione provinciale può essere appellata alla Commissione regionale competente. Il termine per impugnare la sentenza della Commissione tributaria provinciale è di sessanta giorni, decorrente dalla notificazione ad istanza di parte.

Le sentenze pronunciate in grado d’appello possono essere impugnate con ricorso per Cassazione solo per i seguenti motivi:

  • motivi attinenti alla giurisdizione
  • violazione delle norme sulla competenza, quando non è prescritto il regolamento di competenza
  • violazione o falsa applicazione di norme di diritto e dei contratti o accordi collettivi nazionali di lavoro
  • nullità della sentenza o del procedimento
  • omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti.

Inoltre, come precisato al precedente paragrafo, il nuovo comma 2-bis dell’art. 62 del D.Lgs. n. 546 del 1992 consente alle parti di accordarsi per impugnare la sentenza della Commissione tributaria provinciale proponendo direttamente ricorso per Cassazione, a norma dell’art. 360, primo comma, n. 3, del codice di procedura civile (c.d. ricorso per saltum).

Il ricorso per Cassazione deve essere sottoscritto, a pena di inammissibilità, da un avvocato iscritto nell’apposito albo, munito di procura speciale.

Nella Gazzetta Ufficiale 10 agosto 2015, n.184, è stato pubblicato il Decreto del Direttore Generale delle Finanze 4 agosto 2015, contenente le regole tecniche per l’avvio del processo tributario telematico.

Per le controversie aventi ad oggetto tributi di valore superiore a 3.000 euro è indispensabile l’assistenza di un difensore abilitato.

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Categorie:Esclusivi, Politica

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